Nota: il libro presenta segni di usura del tempo come pagine ingiallite etc.
Tipica figura di viaggiatore-letterato dell'Ottocento, Jacques Arago ci ha lasciato questa divertente e curiosa operetta, che rispecchia tutto l'amore per l'esotismo e l'anelito a sciogliersi dai legami borghesi propri degli intellettuali dei primi decenni del secolo.
Protagoniste del libro, scritto quando ormai l'autore era cieco, sono le terre della Patagonia e dell'India meridionale, le popolazioni di quelle zone selvagge ma soprattutto le bestie feroci: tigri, leoni, elefanti, pantere vıstı come anımali mıticı, mostruosı, che terrorizzano e affascinano per potenza e crudeltà. E forse le belve, nel nostro immaginario infantile, le abbiamo viste proprio così, e questi racconti o falsi resoconti hanno ispirato scrittori come Salgari, illustratori come Beltrame.
Per la dilatazione onirica, l'iperbole descrittiva e il disarmante candore, l'opera è un capolavoro della fantasia e un monumento alla menzogna e avvicina per certi versi Arago al Barone di Münchausen.
Per questa edizione si è voluto conservare l'anonima traduzione dei primi del Novecento, che ben riproduce il gusto dell'originale.
Pubblicato nel 1988
Pagine 143